Poteva essere la festa di Vancouver, è stato il trionfo di Thomas e dei Bruins. Il portiere, ancora una volta, ha chiuso la saracinesca. Quattro a zero Boston il risultato finale e titolo che torna in Massachusetts per la sesta volta. Dovranno attendere ancora i Canucks, migliore squadra di regular season, mai una Stanley Cup dal 1970, anno della fondazione.
Alla Rogers Arena il pubblico di Vancouver aveva già tutto pronto per la festa. La serie finale aveva sempre visto vincente la formazione di casa e in British Columbia speravano che nulla sarebbe cambiato.
Pronti, via e Luongo è subito protagonista. Bella parata in tuffo su una conclusione ravvicinata di Krejci. Il portiere canadese era ansioso di rivincita dopo la prestazione opaca di gara 6 al TD Garden. Dall'altra parte Tim Thomas si conferma semplicemente una sicurezza. A cinque minuti dalla prima sirena, i gialloneri vanno in vantaggio. Assist dalla destra di Marchand per Bergeron, che sorprende Luongo con un tiro di prima intenzione.
I canadesi spingono sull'acceleratore nel secondo periodo alla ricerca del pari. La gara è combattuta, ma corretta. Al termine si registrano soltanto tre penalità, mentre erano state quasi trenta in altre gare della serie. Thomas respinge tutto (alla fine saranno 37 i suoi salvataggi), così gli ospiti possono giocare più sciolti in attacco e raddoppiare. Marchand approfitta di un cambio di gioco alle spalle della porta dei Canucks per concludere da pochi passi dalla porta. Il suo tiro di rovescio viene intercettato da Luongo, ma il disco gli sfuge e si insacca beffardo in rete. Due a zero ospiti e Rogers Arena ammutolita. Vancouver subisce il colpo e cerca di reagire. Pochi minuti dopo, tuttavia, giunge anche la terza rete. Bergeron scatta in azione di ripartenza dalla blue line di Boston. Una veloce manovra che sorprende i verdeblu, riversatisi in attacco per una superiorità numerica. A tu per tu con Luongo viene contrastato, ma riesce comunque a fare entrare il disco alla sinistra del goalie.
Per i Canucks tentare l'impresa, se prima era arduo, adesso diviene epico. Nonostante ciò, i verdeblu pattinano a tutta velocità alla ricerca della rete che potesse riaprire l'incontro, o almeno dare loro la soddisfazione della rete della bandiera. Nulla da fare. Thomas conferma di meritare pienamente il titolo di migliore giocatore dei playoff e chiude ogni varco. Il numero 30, oltre al premio di Mvp, conquista due record: il maggior numero di parate in post-season (798) e il primo portiere a realizzare uno shutout (chiudere a reti inviolate) in una trasferta di gara 7 di finale. In assoluto, è il quarto a terminare imbattuto un incontro (tra casa e trasferta) in una gara 7 di finale.
Così, quando Marchand realizza a porta vuota (i Canucks hanno tentato il tutto per tutto con l'attaccante extra) a tre minuti dal termine, si può scatenare la festa dei gialloneri. Undicesima rete per il giocatore: record di franchigia per un rookie battuto di tre lunghezze.
Ultima partita in Nhl da sogno per Mark Recchi. Per lui un assist sul secondo gol, ma soprattutto la soddisfazione di chiudere la carriera con una Stanley Cup, la terza dopo quelle conquistate con Pittsburgh e Carolina. Per Henrik Sedin e compagni non mancheranno occasioni di rivincita. La festa, quest'anno, l'ha meritata Boston.
Gabriele Farina
giovedì 16 giugno 2011
sabato 11 giugno 2011
È la dura legge dei Canucks
Vancouver s' impone su Boston per la terza volta in casa con il minimo scarto e conduce adesso la serie finale 3-2. Un successo sul ghiaccio statunitense in gara 6 vorrebbe dire Stanley Cup. Migliore giocatore dell’incontro il goalie canadese Luongo, capace di respingere tutti i tiri avversari, dopo aver incassato dodici reti nelle ultime due partite. Confermato sino a ora il pronostico del difensore verdeblu Bieksa, che aveva affermato che la finale si deciderà nelle gare interne. Il fatto che i Canucks ospiteranno l’eventuale gara 7 non può che far sperare i tifosi delle “orche”, dal simbolico logo della squadra, alla caccia della prima Stanley Cup. Dovessero conquistarla questa stagione, sarebbe una doppia festa, dal momento che è anche il quarantesimo anniversario della franchigia. Gli “orsi” del Massachusetts pagano il rendimento infruttuoso lontano dal TD Garden. Dodici reti realizzate e una subita nelle due gare interne, cinque subite e due realizzate nelle tre in trasferta.Un copione già scritto? - E dire che l’incontro alla Rogers Arena si è aperto come si era chiusa gara 4 a Boston. I Canucks sull’acceleratore che s’infrangono sul muro di Thomas, i Bruins pronti a micidiali contropiede. Dopo appena quattro minuti Kelly colpisce il palo alla sinistra di Luongo dopo una rapida ripartenza. Il portiere statunitense è apparso in gran condizione dalle prime battute, chiudendo la strada ai tiri giunti dai tutti gli angoli e confermando di aver meritato il premio di Mvp negli ultimi due incontri. Dall’altra parte, Luongo è però voglioso di riscatto. Il numero uno di Vancouver ha dimostrato di aver smaltito la sfortunata performance di gara 4, culminata con la sostituzione con Schneider, e ha alzato un muro invalicabile su cui regolarmente si frantumavano i tentativi dei gialloneri. Il primo periodo, per la terza volta nella serie, si è concluso in tal modo a reti inviolate.
Tim “the cat” Thomas - Se i B’s sono in finale a contendere il titolo alla formazione vincente del Presidents’ Trophy, vale a dire alla migliore squadra della stagione regolare, lo devono soprattutto al loro numero 30. L’estremo difensore di Boston e della nazionale a stelle e strisce si è esaltato nel secondo periodo dimostrando di meritare pienamente la candidatura per il premio di migliore giocatore delle finali e per il Vezina Trophy, il massimo riconoscimento per un portiere della Nhl. Thomas ha vanificato, infatti, gli attacchi dei Canucks, che nel parziale centrale hanno stretto gli ospiti nel loro terzo difensivo. Prodigioso è apparso in particolare su un rapido capovolgimento destra-sinistra sul fronte offensivo canadese, quando a Glass deve essere sembrata fatta, dovendo spingere solo spingere il disco in rete. Il 37enne goalie del Michigan ha dimostrato riflessi felini e una velocità di gambe impressionante, con i quali è riuscito a respingere i tentativi dei padroni di casa, anche quelli da pochi passi dalla rete. Luongo ha risposto bene alle sortite ospiti e così il secondo periodo è scivolato via senza colpo ferire.
La vittoria di Lapierre - I Canucks nel terzo periodo continuano a pattinare più veloce e a tirare di più mettendo a dura prova i riflessi di Thomas. La gara è stata molto più veloce e divertente, anche per il minor numero di penalità: appena otto, contro le quasi trenta del terzo incontro. A 15’ dalla fine, la svolta. Bieksa fa partire un disco dalla blue line (il limite inferiore della zona d’attacco) verso la balaustra. Sembra un tentativo errato verso la porta, invece è un ottimo assist per Maxim Lapierre. Il numero 40 verdeblu è ben appostato sulla parte sinistra della linea di porta e con una rapida conclusione elude l’intervento del portiere e deposita il disco nel sacco. Si scatena l’esultanza del pubblico di casa, anche se adesso Vancouver deve difendersi il risultato. Dopo tre minuti Luongo è costretto a chiudere la strada a un insidioso tentativo dalla zona d’ingaggio destra di Thornton. Ehrhoff sull’altro versante impegna ancora una volta Thomas in power-play, ma il portiere Usa è reattivo e blocca il tiro. Il protagonista diventa così il portiere nato a Montreal, che a quattordici anni dal suo esordio con i New York Islanders può adesso ambire a vincere la Stanley Cup. Luongo cala la saracinesca sui tiri di Peverley, Ference e compagni, chiudendo con il suo secondo shutout della serie. Non a caso, anch’egli è in lizza per il Vezina Trophy. Così, quando i Bruins fanno uscire Thomas per poter avere un attaccante in più, i padroni di casa devono solo allontanare il disco e attendere la sirena finale, tra i canti di gioia e la pañolada del pubblico di Vancouver.
Back in Boston - I Canucks hanno vinto una battaglia, ma non ancora la serie. C’è da credere che Boston farà di tutto per impedirglielo, specialmente nell’ultima partita in Massachusetts della stagione, dove il pubblico di casa riserverà ai gialloneri la classica accoglienza calorosa. Se sarà rispettato l’andamento delle gare passate, allora tutto si deciderà alla Rogers Arena di Vancouver mercoledì prossimo. Chissà, l’anno scorso vi erano state solo vittorie casalinghe nella serie finale tra Chicago e Philadelphia, poi i Blackhawks passarono in Pennsylvania e riportarono il titolo nella Windy City. Per saperlo basta seguire gara 6, in programma al TD Garden di Boston alle 20.00 di lunedì, le 2.00 di notte del martedì in Italia.
Gabriele Farina
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giovedì 9 giugno 2011
Due a due e disco al centro
Boston vince anche gara 4 con Vancouver e pareggia la serie. Merito di un buon attacco e soprattutto di Tim Thomas, capace di respingere tutte le conclusioni dirette verso la porta da lui difesa. Dodici reti al passivo in due incontri, invece, per Luongo, sostituito nel finale da Schneider. Certo il goalie canadese non è l’unico imputato della seconda sconfitta di fila dei Canucks, specialmente in una serata in cui i tentativi offensivi ospiti (ben 38) non hanno avuto buon esito.
Il quattro a zero con cui si chiude l’incontro aggiunge ancora più fascino, come se fosse necessario, alla sfida per la Stanley Cup. La serie si sposta ora in Canada, dove la formazione di casa farà di tutto per rispettare il fattore campo.
La cronaca della gara si apre con una buona notizia per tutti gli amanti dello sport. Nathan Horton, infortunatosi la serata precedente (commozione cerebrale) sta bene ed è anche passato a salutare i compagni dello spogliatoio. I tifosi presenti al palazzetto del Massachusetts hanno sostenuto a gran voce il giocatore, eroe di gara-7 contro Tampa Bay (sua la rete decisiva). Prima dell’inizio, Bobby Orr, “vecchia gloria” dei Chicago Blackhawks e dei Bruins, con cui ha vinto l’ultima Stanley Cup della loro storia, ha fatto la sua comparsa tra il pubblico e sventolato una bandiera in onore del numero 18 giallonero.
Dopo la celebrazione, la gara. Gli ospiti partono con il piede sull’acceleratore, decisi a rimediare alla goleada subita appena 48 ore prima. Sedin e company, tuttavia, trovano sulla loro strada un super Thomas, sempre più candidato al Vezina Trophy, premio per il miglior portiere della stagione.
Dall’altra parte Luongo tiene testa per una decina di minuti alle iniziative dei Bruins, poi deve capitolare a Peverley, che va a segno su un’azione di ripartenza. Manovra propiziata da Krejci e Chara e conclusa dal centro di Boston con uno snap shot a pochi passi dalla porta.
I Canucks non accusano il colpo e continuano a spingersi in avanti, senza esito. Al primo stop il tabellone recita 1-0 Bruins.
Il copione non cambia in apertura della seconda frazione. Gara equilibrata e divertente, con Vancouver che non riesce a incidere e i padroni di casa sempre pronti a far male in contropiede.
All’undicesimo, infatti, i Bruins mettono a segno il raddoppio. Disco perso da Salo all’altezza della blue line di Boston. Se ne impossessa Seguin, che lo fa correre lungo la balaustra per Kelly. Preciso assist di prima per Ryder, che entra nella zona di difesa di Vancouver, prende la mira e deposita il disco sul secondo palo, vanificando la farfalla del portiere canadese.
Passano appena due minuti e i gialloneri chiudono di fatto l’incontro. La retroguardia dei Canucks non riesce ad allontanare un disco dietro la porta di Luongo. Sul puck si avventa Marchand, che con un preciso tiro di rovescio lo deposita sotto l’incrocio dei pali. Ottava rete alla sua prima apparizione nella postseason per il numero 63 di Boston, canadese di Halifax: eguagliato così il record di gol nei playoff di giocatori all’esordio nella storia della franchigia, stabilito da Mike Krushelnyski e Bobby Joyce nel 1983.
Nono centro nel periodo centrale durante tutta la serie per la formazione del Massachusetts, mentre i verdeblu, nello stesso intervallo di tempo, restano fermi a zero.
Nel terzo periodo i gialloneri calano il poker. Assist dalla destra di Milan Lucic, canadese di Vancouver, respinto dalla stecca del numero uno avversario. Il disco rimbalza sulla gamba di Peverley, contrastato da Kesler, e termina in fondo alla gabbia. L’azione, dopo l’official review degli arbitri, è giudicata regolare.
A tal punto coach Vigneault decide di dare riposo al goalie e lo sostituisce con Cory Schneider, originario del Massachusetts e già studente del Boston College. Dopo la quinta rete di lunedì il portiere aveva chiesto all’allenatore di restare sul ghiaccio; questa volta la scelta è stata diversa. Per lui 16 parate su 20 tiri in porta, con almeno due reti in cui è stato esente da colpe. Per gara 5, stando alla Montreal Gazette, dovrebbe tornare lui tra i pali, con Schneider in panca.
L’eroe della serata, tuttavia, è nuovamente Tim Thomas. Per lui 38 salvataggi su altrettante conclusioni, uno shutout o perfect game e il premio di Mvp: il secondo consecutivo. Il portiere statunitense, già in lizza per il premio come migliore estremo difensore, può puntare anche al titolo di migliore giocatore delle finali.
Ma la serie è ancora lunga. I Vancouver Canucks hanno decisamente migliorato sul piano del gioco,
concludendo nove volte più dei Bruins nello specchio della porta. A ogni modo, sono apparsi imprecisi in difesa, come in occasione del terzo gol, e troppo “buoni” in situazioni di superiorità numerica. I verdeblu nella serie hanno segnato una sola rete in power-play su 22 tentativi, di cui 6 nell’ultimo incontro.
Gara 5 e l’eventuale gara 7 si disputeranno in British Columbia e questo può essere un grande vantaggio per la squadra con il miglior record della stagione regolare, che alla Rogers Arena hanno subito solo tre sconfitte su dodici incontri, vincendo il 75% delle gare. Percentuale identica per i Bruins, che, dopo le due debacle nelle prime gare contro Montreal e la sconfitta contro Tampa Bay nella prima gara della finale di Eastern Conference, sono stati perfetti al TD Garden.
“Sì, è dura, ma ce la dobbiamo fare”, afferma Kevin Bieksa. “Hanno conquistato le loro due vittorie in casa e così abbiamo fatto noi, sembra che possa essere una serie che si deciderà nelle gare interne e fortunatamente abbiamo due delle prossime tre in casa.”
Lo stesso difensore aveva sdrammatizzato la sconfitta per 8-1 di lunedì sostenendo che “fortunatamente non si sommano i punteggi. Non è la Champions League. È la finale di Stanley Cup”.
La serie torna adesso sull’Oceano Pacifico, dove si giocherà tra poco più di 48 ore dalla sirena conclusiva di gara 4. C’è da credere che una nuova affermazione dei Bruins farà diminuire notevolmente l’ottimismo dei Canucks, oltre a porre una grande ipoteca per il titolo. Sarebbe il sesto per Boston, lontano dal trofeo dalla stagione 1971-1972. Vancouver, invece, non ha mai assaporato il piacere di alzare al cielo la Stanley Cup, avendo ottenuto il miglior risultato questa stagione con la conquista del Presidents’ Trophy, il premio per la migliore squadra prima dei playoff. La sfida per la Stanley si preannuncia più bella che mai.
Prossimo appuntamento sulla west coast venerdì 10 giugno alle ore 20.00, le 2.00 di sabato nella notte italiana.
Gabriele Farina
lunedì 9 maggio 2011
Lakers, la festa è finita
Si chiude un ciclo. Dopo due titoli di fila, i Los Angeles Lakers non saranno più i campioni Nba. Sconfitti quattro a zero nelle semifinali di Conference da Dirk Nowitzki e i suoi Dallas Mavericks (122-86 nella decisiva gara 4 in Texas), Kobe & Co. salutano i playoff.
L'anno prossimo sulla panchina potrebbe non esserci più Phil Jackson, guru legato al triangolo offensivo e a due super-talenti come Jordan e Bryant.
Dopo l'uscita di San Antonio per mano di Memphis (chiedere a Oklahoma se i Grizzlies sanno giocare), dei "grandi nomi" restano solo i Boston Celtics, sotto 2-1 contro i Miami Heat di James, Wade e Bosh.
Sempre Chicago e l'mvp Rose permettendo...
Gabriele Farina
L'anno prossimo sulla panchina potrebbe non esserci più Phil Jackson, guru legato al triangolo offensivo e a due super-talenti come Jordan e Bryant.
Dopo l'uscita di San Antonio per mano di Memphis (chiedere a Oklahoma se i Grizzlies sanno giocare), dei "grandi nomi" restano solo i Boston Celtics, sotto 2-1 contro i Miami Heat di James, Wade e Bosh.
Sempre Chicago e l'mvp Rose permettendo...
Gabriele Farina
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lunedì 18 aprile 2011
Si scrive duathlon, si legge Italia
La verde Irlanda si tinge d'azzurro. A Limerick, sede dei Campionati Internazionali di Duathlon 2011, sono arrivati risultati di grande prestigio per gli juniores italiani.
Pain is temporary, club pride is forever. Tradotto liberamente, “la fatica è passeggera, l’orgoglio di squadra è per sempre”. Chissà cosa deve aver pensato Elena Petrini dopo essere salita sul podio con l’ungherese Renata Fuchs e la britannica Lucy Hall.
La giovane atleta ha disputato una gara tutto cuore e carattere, come dimostra la prima frazione di corsa, in cui ha realizzato il miglior parziale in assoluto (18:10). L’umbra ha stretto i denti nella successiva parte in bici e nello sprint finale di corsa, aggiudicandosi così la medaglia di bronzo.

Sesta e settima le altre due azzurre, Giorgia Priarone e Myriam Grassi.
Nella "città della palude deserta" (tale il significato di Luimneach, nome irlandese di Limerick), anche i giovani hanno portato a casa risultati di grande prestigio. Matthias Steinwandter ha chiuso con il primo posto, davanti al britannico Gordon Benson e al portoghese Hugo Alves. Nella top ten anche altri due azzurri: sesto Delian Stateff e decimo Dario Chitti.
Renato Bertrandi, presidente della Federazione Italiana Triathlon, si dichiara comprensibilmente felice dei risultati e delle medaglie. “Ancor più importanti”, sottolinea “lo spirito, l'atmosfera, il carattere che questi giovani hanno mostrato. Sono atleti 'solidi', determinati, consci del loro valore, requisiti questi che sono fondamentali per il successo.”
Per gli azzurri, un risultato raggiunto dopo tanti sacrifici. Con lo spirito di Limerick, lo sport italiano non può che andare avanti nella direzione giusta.
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domenica 13 marzo 2011
Francia battuta, Italia nella storia
Primo successo per gli azzurri al VI Nazioni 2011 e prima affermazione contro i transalpini nel torneo. Al Flaminio, Parisse e compagni si impongono 22-21 al termine di una gara entusiasmante. “Sono veramente orgoglioso della mia squadra, è forse la migliore vittoria della mia carriera”, così afferma Nick Mallett al termine dell’incontro.
I Francesi si presentavano a Roma desiderosi di tornare al successo dopo la sconfitta rimediata con l’Inghilterra. “Se non siamo al 100% rischiamo di perdere”, queste le affermazioni provenienti dagli ambienti ospiti alla vigilia della gara.
Chabal e soci hanno tentato subito di impostare il match secondo la loro migliore caratteristica: la velocità. Gli Italiani hanno replicato con la disciplina, il fisico e la determinazione. All’intervallo il risultato era 6-8, frutto di una meta di Clerc (non trasformata) e tre calci, uno per i galletti e due di Bergamasco.
I primi dieci minuti della ripresa si aprono all’insegna dei bleu, che vanno in meta con Parra (trasformata) e con un altro calcio scavano il solco: 18-6. L’incontro sembra aver preso la via di Parigi, ma gli azzurri reagiscono con il cuore. Meno errori dalla linea di touche (anche se Bergamasco fallisce due calci) e tanta aggressività consentono la rimonta. Masi va in meta, Bergamasco trasforma. I padroni di casa tornano a cinque punti di distanza.
La gara si gioca adesso sul filo dei nervi. La Francia segna un calcio, ma fallisce un drop (tentativo da tre punti su azione). L’Italia inanella tre calci di punizione, l’ultimo a pochi minuti dalla fine. Bergamasco trasforma e regala il vantaggio all’Italia.
La partita non è finita, bisogna difendere. Gli azzurri lo fanno bene, così si spengono nel vuoto i tentativi finali degli ospiti. Dopo due minuti di recupero, l’ovale va fuori. L’Italia può festeggiare il suo ottavo successo in assoluto nella competizione, il primo contro i transalpini. Adesso si può guardare con speranza alla trasferta scozzese che chiuderà il torneo. Ridimensionate, invece, le speranze francesi di conquistare il titolo.
“Sembravamo davvero una buona squadra di rugby, tutti hanno contribuito a questa vittoria”, afferma il c.t. Mallett. La festa azzurra può cominciare.
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mercoledì 2 marzo 2011
Cross? Si, grazie!
Domenica di sport a S. Giorgio su Legnano. Nel piccolo comune (meno di 7.000 abitanti) del milanese atleti di ogni parte d’Italia si sono sfidati per conquistare i titoli nazionali di società. Ecco un breve resoconto della giornata.ALLIEVE (km. 4) - La vittoria è andata a Christine Santi (Mollificio Modenese), che ha chiuso davanti a Isabella Papi (Cus Tirreno di Roma) e Silvia Villaggi (Cus Torino). Il quarto posto di Sveva Fascetti ha consentito all’Atletica Studentesca Cassa di Risparmio di Rieti di chiudere terza, alle spalle della Camelot milanese e della Stef Stamura di Ancona.
ALLIEVI (km. 5) - Primo e secondo posto per i gemelli Dini (Atletica Livorno), che hanno chiuso con lo stesso tempo davanti a Veton Hasani della Usd Cermis di Trento. Scendendo la graduatoria si trova Delian Dimko Stateff, della S.S. Lazio Atletica Leggera, che chiude nono. Nella classifica a squadre, vittoria all’Atletica San Nicandro di Foggia, davanti all’Usd Cermis e alla S.S. Lazio Atletica Leggera.
JUNIOR DONNE (km.5) - L’alloro individuale è andato ad Alessandra Giraudo dell’Atletica Saluzzo di Cuneo, che ha terminato davanti a Virginia Abate della Camelot. Sugli scudi Elena Petrini dell’Atletica Studentesca Reatina Ca. Ri. Ri. L’atleta umbra ha concluso la gara in quarta piazza, tenendo testa a Camille e Valentine Marchese, terza e quinta, dell’Audacia Record Atletica di Roma. Nella classifica a squadre, la società capitolina ha avuto la meglio della compagine di Rieti, grazie anche all’ottavo posto di Chiara Casolari, che ha preceduto Erica Michetti e Valeria Lori (entrambe della Ca.Ri.Ri.). Terzo il Mollificio Modenese.
JUNIOR UOMINI (km.8) - S’aggiudica la prova Sheik Ali Moh Abdikadar dell’Atletica Studentesca Ca. Ri. Ri. Dietro di lui, Yassine Rachik dell’Atletica Cento Torri di Pavia e Abdelmjid Ed Derraz della Vittorio Alfieri di Asti. Nella graduatoria a squadre, il titolo va alla squadra reatina. Seconda la Montemiletto Team Runners di Avellino, terza la trevigiana Atletica Mogliano.
DONNE (corto, km.4) - Dominio delle società laziali nella prova. Silvia Weissteiner della Forestale di Rieti chiude al primo posto, davanti a Claudette Mukasakindi (Running Club Futura) e Rosaria Console (Fiamme Gialle di Roma). Nove delle prime dieci atlete hanno gareggiato per i colori laziali. Nella classifica a squadre, il titolo è andato alla Forestale di Rieti, davanti a Esercito e Fiamme Gialle (entrambe di Roma).
DONNE (lungo, km. 6) - Doppietta dell’Esercito, che conquista il primo e secondo posto individuale con Elena Romagnolo e Fatna Maraoui. Terzo posto per Nadia Ejjafini del Runner Team 99 di Torino. Seguono a ruota Meriyem Lamachi della Running Club Futura e Laila Soufyane (Esercito di Roma/Atletica Studentesca Reatina). L’Esercito si aggiudica anche il titolo a squadre, davanti alla compagine piemontese e alla Running Club Futura.
DONNE (classifica combinata) - Le società piemontesi fanno la parte del leone. La Runner Team chiude al primo posto, precedendo il Cus di Torino. Terza la Camelot di Milano. Sesto posto per la Running Club Futura.
UOMINI (corto, km.8) - Andrea Lalli delle Fiamme Gialle sale sul gradino più alto del podio, completato da Jospaht Kimutai Koech (Atletica Recanati di Macerata) e Marouan Razine del Cus di Torino. Alle sue spalle, Daniel Kipkirui Ngeno della Running Club. Nella graduatoria a squadre, primi tre posti tutti capitolini: Fiamme Gialle, Esercito, Aeronautica Militare.
UOMINI (lungo, km. 10) - Abraham Kipkemei Talam della società fiorentina Atletica Futura vince in volata davanti ad Ahmed El Mazoury (Fiamme Gialle) e Peter Bii (Athletic Terni). Nel totale a squadre, vittoria delle Fiamme Gialle, che precedono l’Aeronautica Militare e il ViolettaClub di Catanzaro.
UOMINI (classifica combinata) - La Cus Pro Patria di Milano si aggiudica la kermesse. Seguono la Running Club Futura e l’Atletica Bergamo 1959 CreBerg.
Così ha parlato la pista. Restano le emozioni della gara negli occhi degli atleti e la voglia di scendere di nuovo in campo per le prossime competizioni.
Gabriele Farina
domenica 27 febbraio 2011
Italia grinta ed errori, vince il Galles
Il cuore dell'Italia contro la velocità del Galles. Alla fine, i dragoni hanno prevalso, imponendosi 24-16 a Roma. Di fronte a un Flaminio delle grandi occasioni, con una buona presenza dei tifosi ospiti, le due nazionali hanno dato vita a un match combattuto.
Gli ospiti passano a condurre dopo pochi minuti, con un calcio di Stephen Jones. Gli azzurri, ancora a secco di vittorie in questa edizione, partono alla carica e ottengono il vantaggio con una meta di Gonzalo Canale. Mirco Bergamasco, però, fallisce la trasformazione.
I britannici ritrovano il vantaggio con una meta di Stoddart, prima che un calcio di Bergamasco riequilibri l'incontro: il tabellone segna adesso 8-8. Il pareggio dura appena un minuto. Warburton deposita in meta tra i pali, per Jones è facile la trasformazione. L'Italia non molla. Malgrado gli errori dalla linea di touche, il carattere non manca alla squadra di Mallett. Zanni va in meta, ma l'arbitro annulla dopo aver consultato il TMO (television match official). I dubbi restano tanti. Bergamasco riporta i suoi sotto con un calcio di punizione. Due falli in difesa dei padroni di casa e le due successive realizzazioni di Jones fissano il punteggio sull'11-21.
L'Italia riparte forte nella seconda frazione. Una meta del capitano Parisse consente ai suoi di accorciare il divario. Bergamasco non trasforma, si resta sull'16-21, un break di svantaggio. I padroni di casa continuano ad atttaccare, ma sono imprecisi i tentativi dalla distanza di Bergamasco e Orquera. Gli ospiti "rischiano" di andare in meta su un pericoloso calcio indietro della difesa. Il pallone termina però fuori. L'Italia spinge, ma è il Galles a colpire e chiudere l'incontro, con un drop di James Hook a 7' dalla fine.
Miglior giocatore dell'incontro l'azzurro Semenzato. Magra consolazione. Tra due settimane la Francia farà visita agli azzurri, prima della trasferta finale in Scozia. I tifosi sperano in altre buone prestazioni, "condite" magari da qualche punto.
Gabriele Farina
Gli ospiti passano a condurre dopo pochi minuti, con un calcio di Stephen Jones. Gli azzurri, ancora a secco di vittorie in questa edizione, partono alla carica e ottengono il vantaggio con una meta di Gonzalo Canale. Mirco Bergamasco, però, fallisce la trasformazione.
I britannici ritrovano il vantaggio con una meta di Stoddart, prima che un calcio di Bergamasco riequilibri l'incontro: il tabellone segna adesso 8-8. Il pareggio dura appena un minuto. Warburton deposita in meta tra i pali, per Jones è facile la trasformazione. L'Italia non molla. Malgrado gli errori dalla linea di touche, il carattere non manca alla squadra di Mallett. Zanni va in meta, ma l'arbitro annulla dopo aver consultato il TMO (television match official). I dubbi restano tanti. Bergamasco riporta i suoi sotto con un calcio di punizione. Due falli in difesa dei padroni di casa e le due successive realizzazioni di Jones fissano il punteggio sull'11-21.
L'Italia riparte forte nella seconda frazione. Una meta del capitano Parisse consente ai suoi di accorciare il divario. Bergamasco non trasforma, si resta sull'16-21, un break di svantaggio. I padroni di casa continuano ad atttaccare, ma sono imprecisi i tentativi dalla distanza di Bergamasco e Orquera. Gli ospiti "rischiano" di andare in meta su un pericoloso calcio indietro della difesa. Il pallone termina però fuori. L'Italia spinge, ma è il Galles a colpire e chiudere l'incontro, con un drop di James Hook a 7' dalla fine.
Miglior giocatore dell'incontro l'azzurro Semenzato. Magra consolazione. Tra due settimane la Francia farà visita agli azzurri, prima della trasferta finale in Scozia. I tifosi sperano in altre buone prestazioni, "condite" magari da qualche punto.
Gabriele Farina
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domenica 13 febbraio 2011
Inghilterra a forza 8, è notte fonda per l'Italia
Dr. Nick e Mr. Mallett. L’Italia del rugby è ancora in crisi d’identità. Dopo la brillante prestazione di sabato scorso contro l’Irlanda (11-13, drop decisivo ospite a 3’ dalla fine), gli azzurri vengono sconfitti 59-13 dall’Inghilterra a Twickenham. Davanti a un pubblico delle grandi occasioni e con un’atmosfera davvero elettrizzante, l’Italia cerca di mostrare di non essere venuta in terra britannica per svolgere il ruolo di vittima sacrificale. Pronti, via e gli azzurri si spingono subito in avanti. E’ solo un fuoco di paglia. I bianchi conquistano l’ovale davanti ai loro 22 e affondano con un micidiale sprint. Due minuti ed è già meta. Mirco Bergamasco trasforma una punizione che riporta sotto gli azzurri; ma dall’altra parte gli inglesi sembrano di un altro livello. Più veloci, più determinati, meno imprecisi dalla linea di touche. Ben otto, infatti, gli errori azzurri dalla rimessa laterale. Così, inevitabilmente i padroni di casa chiudono in vantaggio la prima frazione di 25 punti (31-6). Per gli azzurri, ancora un piazzato di Bergamasco.
Il copione non cambia nella ripresa, nonostante la girandola di cambi dall’una e dall’altra parte. Gli Inglesi marcano altre quattro mete, due con Ashton che altrettante ne aveva realizzato nel primo tempo. E dire che sembrava “in crisi”, visto che ne aveva segnata solo una nelle ultime nove uscite con i “leoni”. Tanto nervosismo tra gli Italiani. Molte proteste (e successivi arretramenti di 10 metri), espulso per 10’ Castrogiovanni. L’unica nota positiva da cui si dovrà necessariamente ripartire la meta di Ongaro dopo un’azione “in trenino”: tutti a spingere e Ongaro a schiacciare in terra. Twickenham applaude, spera di fare altrettanto il Flaminio nelle prossime due gare (interne) contro Galles e Francia.
Gabriele Farina
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VI Nazioni
lunedì 7 febbraio 2011
Cinque mulini, ritorno al futuro
Sudore e tradizione, salite ripide e discese repentine, corsa e tanta resistenza. Benvenuti alla 79a edizione della Cinque Mulini, tradizionale appuntamento dell’atletica internazionale. Nel suggestivo scenario di San Vittore Olona, un paesino di circa ottomila abitanti nelle vicinanze di Legnano, atlete e atleti di tutto il mondo si sono incontrati e sfidati per una gara valevole anche per la 48a Coppa Europa a squadre di Cross Country. La manifestazione è davvero un evergreen del panorama mondiale ed è stata disputata sempre dal 1932, anche durante la guerra. Davvero calorosa la presenza dei molti sostenitori.
Ridisegnato il percorso di gara, con soli due dei cinque mulini “superstiti”: il Meraviglia e il Cozzi. Proprio gli impianti ad acqua, legati al vicino fiume Olona, sono uno degli elementi di maggiore fascino della competizione. Senza dimenticare gli sportivi, i veri protagonisti della giornata. Lasciamo quindi spazio a loro.
Junior femminile (km. 4) - La mattina s’è aperta con la prova delle giovani promesse dell’atletica femminile. A difendere i colori azzurri è scesa in pista l’Atletica Studentesca Ca. Ri. Ri., già in luce ai recenti nazionali di cross di Varese. Sugli scudi Valeria Lori e l’umbra Elena Petrini, rispettivamente settima e sedicesima. La giovane atleta di Spoleto ha chiuso con il tempo di 16’30’’ (non troppo distante dal buon rilievo della compagna di Fiumicino) e un primo parziale di appena 3’’ superiore a quello della vincitrice, la turca Esma Aydemeur. Completano il quadro delle azzurre Erica Michetti (34° posto) e Chiara Guerrucci (65° piazzamento). Il titolo a squadre è andata alla compagine russa Lech Mosca.
Junior maschile (km.6) - Stessi vincitori a parti invertite nella manche maschile. Il successo individuale è andato a un russo, Andrei Rusalov, mentre il titolo a squadre ha arriso ai turchi del Fenerbache. L’unico team italiano in gara, il Marathon Trieste, ha chiuso con il 36° posto di Noliani, il 41° di Micalizzi, il 45° di Torrido , il 48° di Dolermo, il 53° di Deste e il 57° di Sterni.
Senior femminile (km.6) - Anche tra le atlete più grandi la vittoria è andata a una turca, Almitu Bekele Degfa. Quinta Nadia Ejjafini dell’Esercito, piazzata sul terzo gradino del podio a squadre con Layla Soufiane (15° posto), Elena Romagnolo (17°) e Veronica Inglese (42°). L’oro va alla squadra turca del Usküdar Belediyesi Spor Kulübü, argento alle portoghesi del Maratone Clube De Portugal. Tra le altre azzurre, 25° posto per Federica Dal Ri e 42° per Fatna Maroui.
Senior maschile (km.10) - Conquista l’alloro uno spagnolo, Ayad Lamdassem della Bikila Toledo. Alle sue spalle si piazzano il portoghese Youssef El Kalay e il francese Niyonkuru Abraham. Andrea Lalli delle Fiamme Gialle (sesto) è il primo degli italiani, davanti a Gabriele De Nard (8°) e Ahmed El Mazouri (9°). Gli azzurri si qualificherebbero secondi, se non fosse per la squalifica di Yuri Floriani. Un suo cambio di direzione per chiudere la strada a un avversario costa a lui il provvedimento e, agli azzurri, il piazzamento sul podio. La classifica a squadre, infatti, si effettua tenendo conto dei piazzamenti dei primi quattro (si fa la somma delle posizione) e l’Italia perde un piazzamento importante. Dietro i portoghesi del Grupo Desportivo Conforlimpa si piazzano dunque i francesi del Provence e gli spagnoli del Bikila Toledo.
Gabriele Farina
Per saperne di più: Sito ufficiale della competizione
sabato 5 febbraio 2011
Grinta Italia, la vittoria con l'Irlanda sfuma d'un soffio
Se il buongiorno si vede dal mattino, il Sei Nazioni può dare soddisfazioni alla squadra di Mallett. Davanti a un caloroso Flaminio, sold out per l’occasione, gli azzurri del rugby perdono 11-13 contro l’Irlanda nella prima gara dell’edizione 2011.
L’Italia difende bene e si vede. Gli ospiti, abituati a impostare le gare sulla velocità, faticano e non poco a sfondare. Sono i padroni di casa a passare in vantaggio, con un preciso calcio di punizione di Mirco Bergamasco da quasi centrocampo. I verdi continuano a spingere e agguantano il pareggio con un tiro piazzato di Sexton. Prima dell’intervallo, il XV guidato da Sergio Parisse torna a condurre al 40’ con un nuovo calcio di punizione di Mirco Bergamasco. Azzurri avanti 6-3, unica nota stonata l’infortunio di Gori. Dalle prime analisi semrbra una lussazione alla spalla sinistra, previsto per lui un mese di stop.
Il copione sembra cambiare nella ripresa. Gli ospiti partono più aggressivi, la difesa italiana fatica a reggere. Dopo appena 3’ O’Driscoll sfrutta un miss match, un accoppiamento sbagliato con il pilone Castrogiovanni, e va in meta. Bell’azione personale del giocatore, già player of the year nel 2009. La trasformazione di Sexton dà agli ospiti 4 punti di vantaggio. La gara è ancora lunga. Gli azzurri si riversano in attacco, talvolta con troppa fretta. Gli irlandesi non mollano. A cinque minuti dalla fine, Luke Mc Lean conclude una bella azione in orizzontale degli azzurri e uno squisito passaggio di Garcia e va in meta. E’ l’11-10 Italia. Bergamasco fallisce la trasformazione. Sarebbe stato il +3. Dopo una gara stremante e contro un avversario mai battuto in passato, basterebbe tenere il possesso e portare a casa un’importante vittoria. Come prevedibile, gli ospiti tentano il tutto per tutto, nonostante l’inferiorità numerica (espulsione temporanea di Leamy). I verdi riescono a recuperare il pallone e con un preciso drop (calcio su azione) dell’esperto O’Gara tornano avanti.
Gli azzurri a 2’ dalla fine hanno ancora un’esile speranza. Un calcio impreciso e un drop corto chiudono però l’incontro. Si chiude così, 11-13, tra gli applausi del Flaminio e il fair play degli irlandesi. “Nella gestione degli ultimi 5 minuti c’è mancata l’esperienza”, sottolinea al termine il c.t. Mallett. Il torneo va avanti. Tra 7 giorni a Twickenam c’è l’Inghilterra. Un successo appare proibitivo, ma l’Italia ha dimostrato di avere lo spirito giusto per le grandi battaglie.
Gabriele Farina
I Giornata
Galles vs. Inghilterra 19-26
Italia vs. Irlanda 11-13
Francia vs. Scozia 34-21
Per saperne di più: Sito ufficiale VI Nazioni
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lunedì 31 gennaio 2011
Piccoli grandi bimbi
Si scrive All Star Game, si legge spettacolo. Ancora una volta è stato un successo il tradizionale incontro di metà campionato di hockey made in Nord America. Ventuno le reti realizzate nel palazzetto gremito di Raleigh,
Carolina del Nord, “casa” dei Carolina Hurricanes.
Per la prima volta, non sono scese sul ghiaccio le rappresentative di Ovest ed Est, ma due selezioni operate direttamente dai capitani. Eric Staal dei ‘Canes e Nicklas Lidstrom dei Detroit Red Wings.
Un po’ come succede, dunque, in tutte le piste nordamericane: “io scelgo te, allora io scelgo te”. Il duro hockey che torna a essere uno sport per bambini, così come sottolinea la toccante presentazione. Quattro giovani pattinatori sul ghiaccio che vogliono organizzare una partita. Giungono i “rinforzi”, stecche al centro pista. I capitani ne selezionano una alla volta. Solo che fare il loro ingresso c’è qualche giocatore un po’ più “cresciuto”. Due vecchie glorie degli Hurricanes, Rod Brind’Amour e Ron Francis. Fanno poi il loro ingresso i due capitani, che si portano al seguito le rispettive squadre. Una bella presentazione e un bel modo di intendere una gara. Fosse così semplice anche in uno dei campionati più pagati al mondo a livello di tutti gli sport…
La gara. Il team Lidstrom si impone per 11-10 al termine di un incontro che va a folate. Il team Staal parte in quarta con le reti di Ovechkin, Stasny, Elias e Giroux. Prima dell’intervallo, altre quattro reti (Kopitar, Byfuglien, Eriksson e Duchene) riportano il punteggio in parità. Il team Lidstrom non si ferma e passa a condurre nel secondo periodo con le reti di Kopitar, Stamkos e Briere, dopo aver incassato le marcature di Sharp e Letang. Si va al terzo e decisivo periodo sul 7-6. Il team Staal si riporta avanti con una rete del captain e una di Letang. Gli ospiti pareggiano con Briere e si riportano avanti con Toews e St. Louis. Nash riporta sotto il Team Staal, ma Eriksson chiude i conti con un gol a porta vuota. La rete che fissa il punteggio sull’10-11 la mette a segno lo stesso Staal a pochi secondi dalla fine.
MVP dell’incontro Patrick Sharp dei Chicago Blackhawks: un gol e due assist per lui. Per una volta, un riconoscimento che non conta. Ciò che importa, che hanno vinto sport e spettacolo.
Gabriele Farina
Tricolori di corsa campestre, è festa a Varese
Gran finale del mese di gennaio per l’atletica italiana. Si sono disputati a Varese i Campionati Italiani di corsa campestre. Sullo sfondo di un cielo velato s’è svolta un’intensa mattinata di gare, un confronto di atleti e atlete, senior e giovani promesse.
Riviviamo con ordine la giornata dell’impianto “le Bettole”, dando la precedenza alle signore.
Ore 10:25, Juniores donne (Km 5,8) - Si aggiudica la prova Letizia Titon, dell’Assindustria Sport Padova, la quale ha terminato con il tempo di 21’43”. Buona la performance per i colori laziali. Sesto e ottavo posto per le rappresentanti della Atl. studentesca Ca.Ri.Ri di Rieti, Valeria Lori di Fiumicino ed Elena Petrini, giovane atleta di Spoleto, già oro a Budapest ai Mondiali Jr. di Acquathlon e agli Internazionali di Triathlon disputati a Kitzbuhel (Austria). Prestazione da ricordare anche per la Asd Audacia Record Atletica. Camille Marchese ha chiuso al terzo posto, a un soffio da Virginia Abate. Undicesima Francesca Dessi, che ha gareggiato per la stessa società.
Ore 11:05, Juniores uomini (Km 7,8) - Il successo è andato a Andrea Sanguinetti della Edera Atletica di Forlì. Terzo gradino del podio per Mohad Abdikadar, corridore della Atl. Studentesca Ca.Ri.Ri, distanziato di 6” da Yassine Rachek della Atletica Cento Torri di Pavia. La squadra di Rieti ha piazzato in classifica anche altri cinque atleti.
Ore 11:50, Lungo uomini (km 9,4) - Daniele Meucci, podista per l’Esercito di Roma, ha conquistato la prova davanti a Kiddour Slimani. Quarto Francesco Bona dell’Aeronautica Militare di Roma, mentre Angelo Iannelli delle Fiamme Azzurre ha terminato ottavo. Primo delle giovani promesse Marouan Razine, seguito da Riccardo Sterni e Davide Ragusa.
Ore 12:30, Lungo donne (km 7,8) - Nadia Ejjafini della Torino Runner Team ferma il cronometro sul 27’20” e chiude prima davanti a tre atlete dell’Esercito di Roma: Layla Soufyane, Veronica Inglese e Giulia Francario. Soufyane ha corso anche per l’Atl. Studentesca Ca.Ri.Ri., mentre Inglese è risultata la prima tra le giovani promesse, precedendo Jessica Pulina ed Elena Vittone. Nella classifica generale, bene anche Giovanna Epis (G.S. Forestale di Rieti) e Federica Dal Ri (Esercito di Roma), rispettivamente sesta e settima.
Ore 13:10, Allieve donne (km 4) - Christine Santi del Mollificio Modenese Cittadella ha vinto davanti a Giulia Mattioli della Atl. R.c.m. Casinalbo (MO) e Isabella Papa, del Cus Tirreno Atletica Asd di Roma. Tra i capitolini, chiudono tredicesima e ventitreesima Francesca Assogna e Martina Falabella della Acsi Palatino Campidoglio.
Ore 13:35, Allievi uomini (km 5) - Il successo va a Italo Quazzola dell’Atletica Valsesia di Vercelli. Completano il podio Lorenzo e Samuele Dini dell’Atletica Livorno. Limitata la partecipazione di atleti laziali, che non compaiono nelle posizioni di vertice della graduatoria.
Così ha parlato la pista, appuntamento alle prossime manifestazioni di grande sport e passione.
Gabriele Farina
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