Dr. Nick e Mr. Mallett. L’Italia del rugby è ancora in crisi d’identità. Dopo la brillante prestazione di sabato scorso contro l’Irlanda (11-13, drop decisivo ospite a 3’ dalla fine), gli azzurri vengono sconfitti 59-13 dall’Inghilterra a Twickenham. Davanti a un pubblico delle grandi occasioni e con un’atmosfera davvero elettrizzante, l’Italia cerca di mostrare di non essere venuta in terra britannica per svolgere il ruolo di vittima sacrificale. Pronti, via e gli azzurri si spingono subito in avanti. E’ solo un fuoco di paglia. I bianchi conquistano l’ovale davanti ai loro 22 e affondano con un micidiale sprint. Due minuti ed è già meta. Mirco Bergamasco trasforma una punizione che riporta sotto gli azzurri; ma dall’altra parte gli inglesi sembrano di un altro livello. Più veloci, più determinati, meno imprecisi dalla linea di touche. Ben otto, infatti, gli errori azzurri dalla rimessa laterale. Così, inevitabilmente i padroni di casa chiudono in vantaggio la prima frazione di 25 punti (31-6). Per gli azzurri, ancora un piazzato di Bergamasco.
Il copione non cambia nella ripresa, nonostante la girandola di cambi dall’una e dall’altra parte. Gli Inglesi marcano altre quattro mete, due con Ashton che altrettante ne aveva realizzato nel primo tempo. E dire che sembrava “in crisi”, visto che ne aveva segnata solo una nelle ultime nove uscite con i “leoni”. Tanto nervosismo tra gli Italiani. Molte proteste (e successivi arretramenti di 10 metri), espulso per 10’ Castrogiovanni. L’unica nota positiva da cui si dovrà necessariamente ripartire la meta di Ongaro dopo un’azione “in trenino”: tutti a spingere e Ongaro a schiacciare in terra. Twickenham applaude, spera di fare altrettanto il Flaminio nelle prossime due gare (interne) contro Galles e Francia.
Gabriele Farina

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